A STEPHEN CURRY COSTA MENO

Economico o Resistente?

 Sono venuto a conoscenza di questo video grazie a mio fratello, cestista doc, il quale mostrandomelo esprimeva la sua incredulità non tanto per la performance tecnica (per carità 105 triple consecutive penso non le abbia mai realizzate nemmeno nei sogni migliori, per quanto resti un ottimo tiratore…) ma quanto per quella fisica. Mi dice: “Ma come fa, che non sembra nemmeno stancarsi?” Certo tirare a canestro non è tipicamente riconosciuto come un gesto di chissà quale spesa energetica ma reiterandolo per più di cento volte nel giro di cinque minuti credo possa considerarsi benissimo un’attività di una certa intensità. Vederlo ripetere questo gesto con tale naturalezza ha suscitato in lui l’idea che fosse (e per carità lo è di certo) un atleta estremamente allenato dal punto di vista fisico. Ma per mio fratello, cestista tra i più abili di quelli meno abili (mi perdonerà la battuta…forse) tirare 100 volte a canestro consecutivamente “costa” quanto a Curry?

Normalmente ci si riferisce alle abilità sportive in termini quantitativi. Quel giocatore è bravo perché realizza tanti canestri, assist, rimbalzi, ecc… oppure in termini più “fisici” perché corre tanti chilometri, esegue tanti sprint, tanti cambi di direzione, ecc…Si tende a ragionare sulla quantità, più allenato sei più cose fai. Ma la qualità? L’efficienza di un movimento dove la mettiamo? Quanto è importante sviluppare economicità in termini di ottimizzazione della performance?

E così grazie allo spunto di mio fratello, ho provato a fare un pò il quadro (in maniera certamente sommaria e non esaustiva) di questo concetto a mio avviso molto importante, dal quale trarre tanti spunti metodologici: l’economia del movimento.

 

AL DI LÀ DELLA CONSISTENZA

Viene definita consistenza motoria, ovvero la capacità di raggiungere sempre più spesso l’obiettivo di performance attraverso la pratica. E credo che il video di Stephen Curry sia un ottimo esempio di sviluppo di consistenza motoria. All’interno dell’articolo “Tutte le strade portano a Roma” abbiamo trattato il rapporto tra consistenza e variabilità. Spesso si considera bravo l’atleta che ripete pedissequamente lo stesso gesto nella stessa maniera identica. In realtà la ricerca internazionale in merito all’apprendimento motorio è piena di evidenze che mostrano il contrario. Gli atleti di alto livello sono quelli che riescono a variare maggiormente (micro-variabilità) la modalità di tiro attraverso un utilizzo di maggiori gradi di libertà di movimento, raggiungendo però il risultato di performance in maniera sempre più consistente (riducendo la macro-variabilità).

In questo articolo vorrei però non parlare dell’aspetto “tecnico”, ovvero delle modalità con la quali questo risultato viene raggiunto, ma di quello “fisico”. Cosa succede da questo punto di vista ai giocatori più bravi? Esiste una relazione tra livello di abilità e spesa energetica? I giocatori più abili sono anche i più economici?
La risposta, ve la anticipo già, è positiva e le referenze nell’ambito della ricerca internazionale sono parecchie.
Di seguito vi riporterò l’analisi di uno degli articoli, a mio avviso, più completi ed interessanti in merito, ovvero la Review degli autori W.A. Sparrow e K.M. Newell dal titolo “Metabolic energy expenditure and the regulation of movement economy” pubblicata nel 1998 sulla rivista internazionale “Psychonomic Bulletin & Review”.

 

EFFICIENZA ED ECONOMIA

L’articolo è veramente esaustivo sull’argomento e vi invito a leggerlo per un ulteriore approfondimento. Di seguito ci si concentrerà solo su quelli che vengono definiti gli effetti dell’apprendimento sull’economicità, ma è solo una parte di quanto spiegato dagli autori sull’argomento in questione.
All’interno dell’articolo gli autori dimostrano il concetto per il quale il “risparmio di energia” sia un principio fondamentale che supporta l’apprendimento e il controllo delle abilità motorie. L’organismo umano tende spontaneamente alla ricerca della minore spesa energetica. Nel suo processo di adattamento all’ambiente esso sviluppa, attraverso la pratica, l’abilità di ridurre il dispendio energetico riuscendo contestualmente a migliorare la propria competenza.

Il concetto di efficienza motoria viene definito dagli autori come il rapporto tra il lavoro meccanico sviluppato e l’energia metabolica spesa. Di conseguenza a parità di lavoro svolto è più efficiente colui che spende meno energia. Ed è proprio a questo concetto che si associa quello di economia, il quale si riferisce proprio alla quantità di energia spesa, proveniente dalle fonti alimentari e trasformata grazie ai processi metabolici. Un movimento è più economico di un altro quando prevede un minor dispendio energetico.

 

L’ABILITÀ: UN COMPORTAMENTO EMERGENTE

I modelli di movimento adattivo emergono in funzione della propensione dell’organismo a conservare l’energia metabolica, da un lato, e delle richieste derivanti dai vincoli imposti dall’organismo, dal compito e dall’ambiente, dall’altro” (Sparrow & Newell, 1998).

Questa bella definizione degli autori ci ricorda come l’abilità sportiva non sia altro che un comportamento che emerge dall’interazione dei tre fattori fondamentali, quali l’organismo con le sue peculiarità, l’ambiente in cui è sviluppato il compito e le caratteristiche del compito stesso. L’abilità motoria può essere quindi definita come la capacità di coordinare e controllare il movimento per raggiungere un obiettivo all’interno di questa interazione.

Perché si dice che i vincoli influenzano l’economia del movimento?
Se parliamo dei vincoli imposti dalle caratteristiche dell’organismo potremmo dire che la nostra “struttura” influisce sulla spesa energetica. Uno studio interessante di Cavanagh e Karm (1985) dimostra come atleti di identica massa corporea ma con caratteristiche diverse degli arti inferiori (gambe più o meno magre) quando corrono alle medesime velocità, e di conseguenza sottoposti agli stessi vincoli ambientali e di compito, sviluppano spese energetiche diverse.
Se parliamo invece dei vincoli imposti dall’ambiente viene immediatamente facile pensare quanto le caratteristiche meteorologiche (un esempio di vincolo ambientale) possano influire, a parità di tutte le altre caratteristiche, sulla spesa energetica.
I vincoli di compito sono invece riferibili a tutte quelle regole imposte dal gioco, o a caratteristiche del gioco stesso quali l’utilizzo di attrezzi, mezzi di trasporto o altri equipaggiamenti, che di fatto vincolano la performance.

Nella figura 1 viene riportato un quadro concettuale che mostra l’interazione tra i vari vincoli che abbiamo velocemente descritto e su come essi influenzino l’economia del movimento

 

I movimenti di un organismo sono definiti come emergenti dall’interazione dei vincoli dell’ambiente, del compito e dell’organismo. Il processo di adattamento è guidato dal criterio di minima spesa energetica, così che i vincoli del compito e dell’ambiente siano soddisfatti con il minimo costo metabolico” (Sparrow & Newell, 1998).

 

L’APPRENDIMENTO SVILUPPA ECONOMICITÀ

Nella visione del movimento come processo di adattamento all’ambiente ed al compito, gli autori definiscono come uno degli aspetti principali da osservare (ma non l’unico) quello dell’apprendimento umano.

Nella figura 2 viene evidenziato quello che succede attraverso la pratica nel rapporto tra spesa energetica e performance. Attraverso l’allenamento gli atleti riescono a ridurre l’errore, aumentare la consistenza di movimento (vedi le trasformazioni di Curry nel video, e qualsiasi altra dimostrazione di abilità sportiva sviluppata con un alto livello di realizzazione) alzando di conseguenza il livello di performance diminuendo contestualmente la spesa energetica necessaria per raggiungerlo.

A sostegno della teoria dell’economia del movimento associata al livello di abilità vengono condotti molti studi, prima sugli animali e poi sugli uomini, tra i quali credo sia estremamente interessante quello degli autori appartenenti al gruppo di Asami (1976) che esaminò la relazione tra livello di abilità, spesa metabolica, ed accuratezza del calcio della palla.
La figura 3 mostra la relazione tra la spesa energetica, la velocità del calcio della palla, e l’efficienza meccanica, calcolata dividendo l’energia cinetica impartita al pallone per il dispendio energetico metabolico netto. Dalle due curve mostrate in alto nella figura si evidenzia come l’energia metabolica spesa richiesta per calciare la palla fosse minore per i soggetti più abili.
Quando viene indagata l’accuratezza del calcio si verifica un aspetto interessante: per entrambi i gruppi, giocatori abili e meno abili, la maggiore precisione si verifica all’80% della velocità massima registrata, che guarda caso, coincide con la percentuale di velocità alla quale si registra la migliore efficienza meccanica.

 

Molto interessante anche lo studio di Peter J. Brancazio, pubblicato nel 1981 sull’American Journal of Physics, dal titolo “Physics of Basketball” in cui dopo una lunga e complessa disamina sul tiro nella pallacanestro, l’autore conclude che i giocatori più abili sembrano essere anche quelli che tirano più frequentemente utilizzando traiettorie che richiedono la minima forza e hanno la più alta probabilità di successo. L’abiltà dei migliori tiratori si evidenzia dunque non solo nel realizzare il maggior numero di canestri ma anche in quella di selezionare le traiettorie più economiche.

 

ALLENARE L’ECONOMIA

Uno dei concetti principali riassumibili dalla lettura di questa interessante review è quello identificato dagli autori come “economy-learning” o “efficiency-learning” principle, principio per il quale attraverso la pratica l’organismo minimizza la spesa energetica per il raggiungimento dell’obiettivo di movimento.
Come si allena l’economia? Spesso tra tecnici che operano per il miglioramento della performance si discute sull’importanza delle qualità fisiche intese come aumento delle capacità degli atleti. Ma quanto conta invece sapersi muovere in campo in termini di qualità del movimento? Quanto incide saper fare le cose bene per ritardare l’insorgere della fatica? All’interno degli sport di squadra, caratterizzati da forti elementi tecnici determinanti per la performance, ritengo che riprodurre in allenamento quanto succede in gara in termini di qualità (allenare seguendo il principio della specificità) non possa che innalzare la possibilità di incidere sul costo energetico del movimento e di conseguenza aumentare indirettamente le potenzialità di performance di un atleta. Allenare in specificità significa rispettare le caratteristiche del contesto della gara, prevedendo, oltre all’espressione puramente tecnica dell’abilità motoria, anche quel processo di percezione-azione che costringe l’atleta a dover continuamente prendere informazioni dall’ambiente in cui compete, processo stesso che richiede dispendio di energie per il quale conviene sviluppare economia.

 

 

 

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By Alberto Pasini

I temi affrontati da Alberto in questo articolo possono essere approfonditi direttamente con l'autore nell'ambiente di formazione METODOLOGIA DI ALLENAMENTO. UN APPROCCIO ECOLOGICO, COMPLESSO ED INTEGRATO.

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