LA COMUNICAZIONE EFFICACE NELLA VITA E IN CAMPO

LA COMUNICAZIONE EFFICACE NELLA VITA E IN CAMPO

In un mondo che va sempre più veloce, la capacità di attirare e concentrare l’attenzione è diventato il vero punto di forza di alcuni e il dilemma di altri.

“I miei ragazzi non stanno attenti quando parlo !”

Ho difficoltà nel far capire il compito, non sono abituati a concentrarsi !

Lo avrete detto o sentito un milione di volte. Infatti, qualunque sia il vostro lavoro o il vostro ruolo, allenatore, insegnante, capufficio, manager, qualunque persona siate chiamati a gestire, non potete sottovalutare il “potere della comunicazione”. Chi allena, sa quanto poco tempo ha, per far passare un messaggio, perché ai giocatori non interessa la filosofia, ma l’attività.

Come si innesca il processo attentivo ?

L’attenzione è come accendere un fuoco :  “Prima servono foglie, ramoscelli, facilmente infiammabili. Poi passate a pezzi di legno più grossi, finchè non vi trovate con un bel falò …. Quando il fuoco scoppietta, poi dovete cercare un modo per alimentarlo”. Serve attirare l’attenzione breve e inconscia, che si esaurisce subito, se non si alimenta con quella lunga, che è duratura e risiede nella conoscenza.

Nel 2016 un giornalista americano, Ben Parr, ha spopolato con un testo dal titolo “La scienza dell’attenzione”. In modo semplice e intuitivo, ha portato esempi di come esistano solo 7 regole per attirare l’attenzione altrui. Tutte possono essere imparate e applicate in ogni campo della vita, metodologia dell’allenamento calcistica compresa. Ad esempio, la “regola della reputazione”, rende chi la utilizza, più credibile. “oggi proveremo la finta che imparò Cristiano Ronaldo, quando aveva la vostra età”,  ha un valore e un coefficiente di attenzione delle persone, superiore a quella “oggi faremo la finta forbice”. Lo viviamo quotidianamente, quando l’esperto divulgatore cita il filosofo greco o lo scienziato dei primi del 900; oppure il politico che giustifica i suoi provvedimenti, appoggiandosi a questo o quel comitato scientifico e medico. Chiaramente a lungo andare, servono le competenze per spiegare, dimostrare, applicare, correggere, aumentare di intensità, altrimenti si crea un effetto boomerang che fa crollare la credibilità, anche per lungo tempo. 

Ma la fiammella iniziale che si accende è determinante.

Non è un inno all’apparire piuttosto dell’essere, ma è uno studio sul fatto che, se non si attrae l’attenzione all’inizio, la comunicazione ha una buona probabilità di essere interrotta o poco efficace da subito.

Abbiamo sempre saputo che solo il 7% della nostra comunicazione è verbale, mentre il rimanente è paraverbale o non verbale. Alcuni studi e in alcuni ambiti, queste percentuali non hanno valore, ma sicuramente è vera l’affermazione per cui “non è possibile non comunicare!”. Ogni nostro gesto, ogni nostra parola, espressione, commento, denota chi siamo e cosa stiamo pensando, a prescindere da quello che stiamo dicendo. Ecco che l’allenatore moderno dovrà lavorare molto su se stesso, per acquisire “l’arte della comunicazione” che a volte si sposa anche con “l’arte del silenzio” (Dinouart) e  “l’arte dell’umiltà”. (Sant’Agostino).

La comunicazione diventa efficace, se incarna l’empatia. È una parola greca che si traduce con “entrare nei panni dell’altro”. 

Chi è stato l’allenatore più “empatico” della storia ?

Nell’ottocento visse Don Bosco, ora San Giovanni Bosco. Un prete di campagna che aveva a cuore i ragazzi. Visse in una Torino disastrata, povera, in cui i ragazzi venivano abbandonati per strada, sfruttati per lavori umili, faticosi e sottopagati. Era una lotta alla sopravvivenza, per cui la delinquenza era all’ordine del giorno. Don Bosco girava per le strade, inorridito da quanto si mostrava ai suoi occhi, cercando di fare qualcosa per salvare quelle povere giovani vite. Non era interessato a convertirli. Voleva solo farli vivere dignitosamente, con un’attività lecita e una prospettiva nel futuro. Allestì quindi nel retro della chiesa uno spazio, in cui insegnava loro un lavoro, li intratteneva con delle storielle o dei giochi, dava loro da mangiare. Nacque in quel momento l’oratorio per come o conosciamo oggi. Alla sua morte, ormai famoso nel mondo con le opere salesiane, si presentarono in chiesa alcuni giornalisti. Chiesero informazioni ai “suoi” ragazzi e incredibilmente ognuno di loro, affermava di “essere il suo preferito”. Don Bosco aveva dentro di sé un’arte unica, pietra preziosa dei grandi mister, che è l’empatia. Faceva sentire ognuno speciale, prestava attenzione a tutti ma in differente misura, personalizzando la sua relazione affettiva con ognuno, così che ogni ragazzo sentiva di essere : “il suo preferito”. 

 Se avessimo dei giocatori, certi di essere ognuno, sincero e non artefatto, il nostro elemento preferito, cosa potremmo fare con loro ? quale sarebbe il loro grado di attenzione nei nostri confronti ?

È questa la chiave di lettura che risolve l’annoso problema : “ho un gruppo di elementi eterogenei, alcuni poco portati, altri che non giocheranno mai a calcio (?!), come li alleno : tutti insieme o divisi a gruppi?”. Beh in un mondo di 7 miliardi di abitanti, è impossibile trovarne due caratterialmente e qualitativamente identici, anche cercando tra i gemelli. Ecco che la chiave è quella di trattare ognuno, per quello che è, senza cercare di uniformare l’individuo, ma anzi valorizzandolo.

Nel post pandemia, post lockdown, che nei giovani è stato ridotto ad una sorta di “arresto domiciliari”, sono state esasperate le carenze di relazione, di contatto umano in presenza, di empatia, l’abilità dei tecnici, ognuna per differenti fasce di età. La sfida a ricostruire quanto distrutto sarà quella di lenire le ferite e sciogliere le cicatrici morali, che si sono inevitabilmente create. Le capacità comunicative potranno attirare l’attenzione, stimolare l’esecuzione, esaltare la riuscita, a qualunque livello verrà realizzata.

Come funziona il processo di coinvolgimento ?

Mesi di inattività fisica e relazionale hanno dato ancora più spazio alla tecnologia e agli sport da tastiera. Non tutti sanno che la base principale dei videogiochi è lo stimolo all’aumento della somministrazione della dopamina. La ricompensa di dopamina, che è un neurotrasmettitore rilasciato dal cervello durante le situazioni piacevoli, creando una sorta di dipendenza, è il motivo per cui la struttura dei videogiochi è molto ben calibrata. I primi livelli sono relativamente semplici e intuitivi, per stimolare un rilascio di dopamina importante, così da creare il bisogno di completamento. Poi i livelli aumentano di difficoltà e viene inserito il concetto del mistero. Altra grande “arma” per catturare l’attenzione, il mistero serve per creare quel pathos irresistibile, per cui veramente siamo incollati allo schermo. Chi crea i videogiochi sa questo, e chiaramente lo applica in modo più o meno massiccio. È una fortissima tecnica di comunicazione, per attirare l’attenzione di chi è di fronte. Nello sport, nel calcio, post pandemia avremo un grande vantaggio : i ragazzi avranno tanta voglia di tornare all’aria aperta, di ritrovare i propri compagni e allenatori. Il problema potrà essere, se sottoporremo loro a una serie di difficoltà eccessive, livelli troppo ostici da superare, una produzione di dopamina inferiore a quella che avrebbero, stando a casa davanti a una consolle. Ecco perché l’abilità comunicativa del mister, potrà fare la differenza nella sicura quantità di abbandoni all’attività sportiva, che tutti gli psicologi pronosticano, dopo questa catastrofe educativa legata al Covid-19. 

Come permettere un’elevata produzione di dopamina ? come motivarli anche di fronte a qualche difficoltà determinata dalla fatica, cui non sono più abituati ?

Tre anni fa, dopo parecchie ricerche e alcuni corsi seguiti, ho codificato 18 regole fondamentali, affinchè l’allenamento, la preparazione alla gara, le proposte esercitative, arrivino sempre alla mente e al cuore del ragazzi, rendendo l’attività coinvolgente, ma anche molto pratica. Ne è nata una pubblicazione, “le 18 regole per un allenamento pratico e coinvolgente”, che è stato per parecchio tempo nei primi posti delle classifica di vendita del settore. Ha ricevuto parecchi complimenti da chi, provando le tecniche specificate e applicandole sul campo, ne ha tratto benefici significativi e evidenti, subito dopo pochi allenamenti prova.

A fianco alle 18 regole, sono infatti sviluppate alcune proposte pratiche di come applicarle in termini comunicativi, ma anche con esercizi pratici : un gioco per i piccoli, un gioco di posizione semplice e un gioco di posizione complesso da applicare per tutte le categorie. Tutto moltiplicato per 18 volte, potendole così utilizzare “just in time”.

Dove si possono imparare tecniche di comunicazione ?

Dinamiche di tecniche di comunicazione, marketing, team building e leadership che prendono spunto da studi scientifici sul cervello, sulle dinamiche attentive, sugli studi delle neuroscienze, sull’empatia e sulle emozioni applicate al calcio, ma anche a tutti gli altri sport, ne fanno un libro unico nel suo genere. 

 Le 18 regole forniscono ottimi spunti nella gestione e comunicazione con dipendenti, collaboratori, colleghi e figli, oltre ai vostri giocatori.

Esistono miriadi di pubblicazioni cartacee, ebook, video, tutorial, siti specializzati, consulenti che hanno prodotto tonnellate di proposte mirate a sviluppi tecnici, tattici e fisici. Tantissime proposte su moduli e sistemi, palle inattive, metodi di allenamento (coerver, tips, ssd, giochi di posizione, rondos, ecc.). 

Ricordate quello spot pubblicitario che vi è rimasto in testa per giorni e oggi, a distanza di anni, così tanto che basta sentirne l’inizio per ricollegare il tutto?

L’ultimo decennio, forse qualcosa in più, ha evidenziato un cambio di tendenza nella comunicazione di massa e quindi nel processo atto a catturare l’attenzione. La pubblicità di una volta, ricordate, parlava di “prendi 3 paghi 2”, “tra questo prodotto e quello quale sceglierebbe”, ecc. E’ quello che si chiama marketing razionale. Oggi, vediamo in TV, spot pubblicitari che sono cortometraggi, patinati da musiche e colori soft, che richiamano a tempi felici, famigliari, accoglienti, tranquilli, ecc. Gli spot sono talmente così ben costruiti, che dopo 30 secondi, non abbiamo ancora capito di quale prodotto si sta parlando (regola del mistero), ma ne siamo affascinati. In compenso, veniamo proiettati emozionalmente, in un ambito coinvolgente, piacevole, quasi un’ebbrezza che ci disorienta. Ci auto convinciamo, a livello subliminale, che quel prodotto è l’ideale per noi, che può risolvere i nostri problemi. Inevitabilmente, all’entrata di un centro commerciale, lo sguardo cade su QUEL prodotto, così confezionato ad arte, che ci fa risuonare nel cervello il gingle della TV. È a quel punto acquistiamo QUELLO ! Poi la sfera emozionale cala, arrivati a casa razionalizziamo, capendo se abbiamo operato correttamente. La sfera emozionale e l’arte di richiamarla, rappresenta il presente e il futuro della comunicazione, dell’insegnamento e dell’educazione. L’insegnante che ha più attenzione, è quello che anima meglio la classe, che li fa viaggiare con la fantasia, senza disdegnare la didattica, è quello avrà gli alunni più attratti e coinvolti, coloro che la ricorderanno per tutta la loro vita. Ha padronanza assoluta della materia, ma nel presentarla, quasi non si fa accorgere di quanto sta trasmettendo, tanto il filo logico è collegato. Le conoscenze che più ci catturano, a tutti i livelli, sono quelli in cui la storytelling è coinvolgente, che tocca tutte e 7 le emozioni base.

Come sarà la comunicazione del futuro prossimo ?  

È la grande sfida che ci attende : serve come sempre, grande preparazione della materia specifica (tecnica, tattica e fisica), ma soprattutto grande sensibilità in quella relazionale, emotiva, comunicativa.

Perché tutti ogni giorno insegniamo e tutti ogni giorno impariamo : basta essere sempre collegati con gli interlocutori !

Un corso che tratta questi argomenti e si può applicare da subito in campo ?

 Vi interesserebbe un per-corso di comunicazione efficace ? L’argomento, come avrete capito, è vastissimo e molto coinvolgente. Con TACTICALPEDIA stiamo studiando un percorso ad hoc, che potrà analizzare specificatamente le 18 regole e le sue applicazioni pratiche. Tanti esempi di come applicarle e anche un piccolo laboratorio comunicativo, che metterà i partecipanti nelle condizioni di entrare veramente nel mondo della comunicazione sportiva efficace. Esempi e idee per ogni età, in particolare quelle degli iscritti al per-corso, che saranno parte attiva. Vi aspetto numerosi !

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