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L’arte di allenare: fuoriclasse si diventa

Negli articoli precidenti, pubblicati nel mio “ambiente di formazione” (SoccerLab), possiamo ritrovare forti implicazioni nella progettazione delle sedute e nella metodologia di allenamento. In questo articolo vorrei riassumere alcuni punti salienti, con un solo obiettivo che è quello di pensare e far pensare, semplicemente leggendo. La nostra bussola, come sempre, sarà la letteratura scientifica che ci accompagnerà in questo meraviglioso viaggio. Inoltre, ti fornirò alcuni strumenti pratici per la creazione di un contesto allenante favorevole all’emergere di calciatori di vertice.

Anzitutto, l’allenamento intenzionale in giovane età (specializzazione  precoce) non fornisce uno spettro di stimoli sufficiente (Coutinho et al., 2016).Al contrario, gli spazi di gioco e scoperta libera sono fattori importanti per la crescita del giocatore. In effetti, il tempo che i giocatori professionisti in altri paesi europei dedicano all’attività di allenamento è del tutto confrontabile con quello speso dai ragazzi nei nostri settori giovanili: circa 4,5 ore alla settimana durante l’infanzia e 9 durante l’adolescenza. Si tratta di valori facilmente raggiungibili in tre o quattro sedute a settimana. Il punto cruciale è però che il gioco libero (o altre attività) nei giocatori stranieri di alto livello rimane elevata anche nell’adolescenza, mentre è evidente che i ragazzi nei nostri settori giovanili non hanno fisicamente il tempo di dedicarvisi, né il nostro contesto socio-culturale permette loro di recuperare quelle ore attraverso le attività sportive scolastiche. Un’ulteriore importante implicazione che concerne le modalità di allenamento riguarda il fatto che più ci si allontana da livelli di vertice, più gli allenatori di settore giovanile tendono a prediligere attività in forma addestrativa a discapito di quelle di gioco. Il  motivo è da ricercarsi nel fatto che probabilmente queste ultime vengono erroneamente percepite come troppo impegnative per gli atleti. Quando un aspetto dell’attività è eccessivamente complicato, viene indicato come rate delimiter. Nelle attività di gioco, il rate delimiter è costituito dalla presenza di avversari che limitano spazio e tempo di azione: questi possono perciò rendere il gioco troppo complesso per i meno esperti, riducendone le opportunità di contatto con la palla e di movimento. In questi casi, anziché ripiegare su esercitazioni più semplici da gestire, ma meno efficaci per i giocatori, si possono applicare diversi princìpi per  modulare la difficoltà funzionale richiesta dall’attività in forma di gioco, mantenendo la natura situazionale tipica della performance. Ad esempio, ecco alcuni esempi di vincoli, ambientali e di compito, che possono essere usati per ridurre la complessità di uno small-sided game 3>3 o 4>4:

• aumentare le dimensioni del campo;
• ridurre il numero di giocatori per squadra;
• aggiungere giocatori-sponda o jolly;
• vietare il contrasto, consentendo solamente intercettamento e pressione;
• vietare il contrasto solamente nella zona centrale del campo;
• introdurre zone in cui si giochi in superiorità numerica (Ford & Williams, 2014).

Quando le abilità tecniche vengono apprese attorno al processo decisionale specifico, in un ambiente che richieda una sfida cognitiva costante, la probabilità di un loro trasferimento in gara è molto più alta, rispetto agli stessi gesti appresi in analitico (Lee, 1988; Zago & Giuriola, 2015). In tal senso, le regole delle attività in forma di gioco si possono modificare anche per favorire l’apprendimento in situazione dei gesti tecnici (tabella B). La chiave quindi è predisporre attività di gioco e manipolare i vincoli associati così da aumentare il numero di ripetizioni in situazione e far emergere il comportamento desiderato. In questo contesto, la variabilità funzionale richiesta permette di sviluppare nell’atleta, opportunamente guidato, “meccanismi non meccanici” (Oliveira et al., 2009), ovvero abilità adattative e non di routine.

Tabella B
Esempi di come manipolare i vincoli di uno small-sided game (ad esempio 3 contro 3 o 4 contro 4) in modo da favorire l’apprendimento di gesti  tecnici specifici e/o dei principi tattici.  Adattata da Ford & Williams, 2014.

BIBLIOGRAFIA

  • Coutinho, P., Mesquita, I., Fonseca, A.M., 2016. Talent development in sport: A critical review of pathways to expert performance. Int. J. Sports Sci. Coach. 11, 279–293. 
  • Ford, P.R., Williams, A.M., 2014. The acquisition of skill and expertise. In: Williams, A.M. (Ed.), Science and Soccer. Routledge, New York, pp. 122–138. 

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